SHOWROOM EMPATHY

Creare stimoli empatici per i clienti insieme ai fornitori.

Creare un moodboard con il fornitore.

Come creare domanda sul mercato.

Realizzare progetti di co-marketing con il fornitore.

Comprendere il concetto di coordinato e moodboard.

Saper attuare una comunicazione sensoriale ed empatica.

Utilizzare le possibilità offerte della realtà aumentata.

Conoscere nozioni di visual merchandising.

Conoscere Case History.

Creare stimoli empatici per i clienti insieme ai fornitori.

Esistono due modalità per realizzare un progetto di comunicazione all'interno del proprio show room

La prima che chiameremo " comunicazione estrattiva ", è quella che usufruisce del materiale che il fornitore metterà a disposizione; si avrà una comunicazione brandizzata al solo prodotto e lo showroom farà da cassa di risonanza per lo stesso brand/fornitore, il fornitore a sua volta si rafforzerà allineando lo show room ad un diretto competitor.

Per Fornitore ESTRATTIVO, s'intende colui che cerca prevalentemente di ASSORBIRE dal progetto e dal rivenditore.

A volte non contempla minimamente l'idea di progetto, piuttosto cerca di proporre il proprio, con lo scopo di lottizzare (colonizzare) ed occupare più spazio possibile.Tutto questo convincendo il rivenditore ad investimenti sbilanciati e senza strategie di vendita e cercando di convincerlo con brand di peso (brand di peso che si cibano di queste azioni).

La seconda che chiameremo "comunicazione inclusiva" é quella che agisce autonomamente lavorando sul brand e creando un format aziendale che vedrà coinvolto il fornitore inclusivo.

Per Fornitore INCLUSIVO, s'intende colui che usa il progetto come acceleratore di crescita, lo vede come un inizio e non come una fine e contribuisce attivamente alla progettazione creando la connessione con il progetto stesso.

SHOWROOM EMPATHY

Nella “comunicazione inclusiva” convivono varie azioni:

quelle classiche ( sito, social, ecc,) e fondamentale, quella del Visual Merchandising e un’azione di comarketing dove si metta al centro lo showroom.

Creare un moodboard con il fornitore

Come riassumere quell’idea? Come aiutare a scegliere lo stile più adatto? In aiuto arriva la MoodBoard.

Moodboard che cos’è:

Il Moodboard è uno strumento che arriva dalla moda e dal design, serve per raccogliere idee ed ispirare. In Inglese la traduzione letteraria è Mood Umore e Board Tavola. Ovvero è una tavola, che raccoglie le suggestioni, idee, “umori” da dare al progetto che vogliamo realizzare. Si tratta di una raccolta di immagini, oggetti, che sono fonte di ispirazione e punto di partenza per sviluppare l’idea di progetto.

Il concept da dare allo spazio di insieme.

Attraverso le immagini, definiamo l’idea, con accostamento colori e materiali che volgiamo realizzare. E’ come se fosse una mappa mentale, dell’idea di progetto.

Moodboard a cosa serve:

La moodboard, è un’associazione di immagini e materiali correlate fra loro.

Per l’arredamento e la progettazione di interni la Moodboard serve per definire l’identità di stile per la casa.

Per decidere gli accostamenti dei materiali. Al solito modo, serve per rappresentare la filosofia con quale arredare lo spazio.

Il moodboard, può essere visivo, cioè un’ immagini in digitale. Con foto e materiali da accostare. Oppure fatto con abbinamenti di materiali in modo accostando oggetti dal vero.

Come creare domanda sul mercato

Realizzare progetti di comarketing con il fornitore

Un’idea di "comunicazione inclusiva" è trovare un’unica risposta a differenti target di mercato. Coinvolgendo sia il professionista che il privato.
Come ? Coinvolgendo i fornitori di valore e insieme comunicando servizi utili al cliente, risolvendo problemi e risparmiando risorse e tempo con lo scopo di finalizzare la vendita.
Tutto questo confezionato con un progetto di comunicazione di un modello evoluto chiamato compact look che racchiude in sé un nuovo modo di fare business.
Il modello di compact look include in un’unica azione il progetto di Visual Merchandising e comunicazione, fondendo in un unico format tutti i fornitori inclusivi. Si useranno per esempio, termini come light, confort, total look, security, color, look
wood , look clay...
MOODBOARD_2_3_2_2_2.html

connessione fra architettura degli spazi dello show room e progetto marketing.


Vi sembrerà strano ma un progetto di uno show room che funzioni è il risultato di un valido progetto di marketing.


Scrivendo un business plan, una delle fasi più importanti in assoluto è quella di pianificare una strategia di marketing che accompagni nella progettazione e nella realizzazione dello show room.


La connesione tra architettura dello show room e progetto marketing è l'obbiettivo da perseguire.


Nella stesura del piano sarebbe ideale dividere le due azioni in marketing strategico e neuromarketing.


Nel marketing strategico verrano analizzati lo stato di salute del posizionamento attuale dello show room sul mercato, e come ci si presenta e sopratutto come si viene percepiti.


Se ci sono delle debolezze bisogna attivarsi per elaborare nuovi strumenti da inserire successivamente nel progetto dello show room per elevare la proposta commerciale.


Individuare il proprio target è fondamentale, l'obiettivo è quello di creare marginalità e ciò implica la capacità di selezionare prodotti e servizi in grado di intercettare il fruitore giusto.


La scelta del Fornitore da coinvolgere nel progetto è fondamentale in quanto questo sarà uno degli attori protagonisti che vi permetteranno di realizzare il progetto vincente.


Esistono due tipi di fornitori:

FORNITORE INCLUSIVO.

FORNITORE ESTRATTIVO.


Cosa s'intende ?

Per Fornitore INCLUSIVO s'intende colui che usa il progetto come acceleratore di crescita, lo vede come un inizio e non come una fine e contribuisce attivamente alla progettazione creando la connessione con il progetto stesso.


Per Fornitore ESTRATTIVO, s'intende colui che cerca prevalentemente di ASSORBIRE dal progetto e dal rivenditore.


A volte non contempla minimamente l'idea di progetto, piuttosto cerca di proporre il proprio, con lo scopo di lottizzare (colonizzare) ed occupare più spazio possibile.


Tutto questo convincendo il rivenditore ad investimenti sbilanciati e senza strategie di vendita e cercando di convincerlo con brand di peso (brand di peso che si cibano di queste azioni).


Il risultato è quello di perdere completamente l'identità aziendale della rivendita e addio progetto marketing.


Come convincere il fonitore INCLUSIVO:

con un progetto marketing che comprenda sia il progetto di comunicazione che il progetto dello spazio, che illustri dove il prodotto sarà inserito, con quale altro prodotto sarà contestualizzato e come vorrà rivolgersi a diversi target, privati e professionisti.


Consiglio vivamente di utilizzare un terzo dello spazio per la presentazione tecnica rivolta al progettista parlado la sua stessa lingua.


All'interno del LAB bisognerà avere un trittico che tratti di posa certificata, del giusto vetro da scegliere e della ventilazione meccanica controllata e non solo.

Bisogna immaginare lo spazio attrezzato con tutti gli strumenti necessari, arricchito da campioni di colori, di maniglie, di ferramenta ecc.

Configureremo il nostro fornitore INCLUSIVO su due livelli: brand partner e tecnical partner. Il primo sarà attivo nelle azioni di co marketing, public relation presso gli studi professionali, eventi e sopratutto pianificherà un percorso di formazione volto a creare una nuova figura che chiameremo " sviluppatore". Questa figura dovrà essere in grado di affiancare architetti, ingegneri e interior designer, praticamente un TUTOR DESIGN.
Il secondo, sarà la figura di complemento non meno importante ai fini di una buona vendita.

Il progetto di comunicazione dovrà tenere conto di quest'attività, creando alcuni format di comunicazione che contemplino i vari Brand, con grafiche che li accomunino in un'unica proposta commerciale e rendano semplice e immediato l'approccio col cliente.

Individuati ed inseriti nel progetto i Fornitori inclusivi, si passerà alla fase progettuale dello spazio fisico, non prima di avere analizzato l'importanza del connubio tra gli studi che la NEUROSCIENZA ha messo a disposizione e l'architettura dello show room.

I 4 PUNTI PER REALIZZARE IL MOODBOARD PERFETTO


1. TROVARE LE IMMAGINI GIUSTE

Il web è molto utile come strumento di ricerca per TROVARE le giuste immagini di riferimento. E’ importante tener presente che non tutto quello che è nel web è davvero fattibile realizzarlo o averlo, per cui cerca immagini semplici. Aiutati guardando Pinterest, ma stai molto attenta ai pezzi d’arredo, potrebbero essere in vendita solo all’estero.

2. SVILUPPARE UNO STILE UNICO

Il moodboard è molto utile per visualizzare lo stile che si intende dare ai tuoi ambienti. Creare uno stile fresco e originale è positivo; ma non esagerare. Pensa che si tratta della tua casa e che la cosa migliore è creare atmosfere rilassanti e accoglienti, e che non ti stanchino col passare del tempo. Ti consiglio di guardare te stessa, come ti vesti, quali sono i tuoi libri preferiti, che strumento suoni, che musica ascolti, le tue foto preferite.. insomma guarda quei colori e oggetti e mettili in casa.

3. COINVOLGERE ED ESSERE COINVOLTI

Lo scopo del moodboard è quello di coinvolgere te stesso in uno spazio, ma anche gli altri. Quelle persone che inviterai a casa e che verranno a trovarti. Cosa vorresti che vedessero loro nella tua casa? Devi coinvolgere anche loro, creando ambienti comodi, con tanta personalità e che li metta a proprio agio.

4. SEMPLICITA’ E CHIAREZZA

Non è necessario riempire la tavola sovraccaricandola di informazioni e immagini. La semplicità è la chiave per il successo; una buona idea non ha bisogno di essere arricchita da troppi ornamenti superflui ma è già funzionale nella sua essenzialità.

Comprendere il concetto di coordinato e moodboard

Saper attuare una comunicazione sensoriale ed empatica.

Utilizzare le possibilità offerte della realtà aumentata.

Conoscere nozioni di visual merchandising.

sensory branding

Il neuromarketing mostra come le percezioni orientano i processi cognitivi ed emotivi che determinano le decisioni di consumo. Ma da dove provengono questi segnali impliciti? Siamo dotati di organi sensoriali che ad ogni stimolo inviano informazioni al nostro cervello, pronto a fornire la risposta adeguata.

Vista

Da sempre il marketing concentra una quantità innumerevole di risorse nel comunicare attraverso le informazioni visive. Spesso la prima impressione è quella che conta, e influenza in maniera considerevole le percezioni sugli attributi funzionali di un prodotto. Pensando a un’automobile fiammante o a un computer dal design accattivante, ad esempio, si è subito persuasi dall’idea che anche tutto il resto sia efficiente e funzionante.

Udito

Si tratta del secondo senso più utilizzato nel comunicare, che consente immediatezza del messaggio e un reattivo riscontro da parte del pubblico. Le emozioni associate a una sequenza di suoni si imprimono nella mente in forma di ricordi, pronti per essere rievocati e rafforzati ogni volta che viene percepito lo stesso stimolo.

Olfatto

Gli odori hanno un impatto non indifferente sull’umore e, di conseguenza, sul comportamento. A volte fungono inconsapevolmente e naturalmente da attrattiva, basti pensare al profumo del pane appena sfornato nelle panetterie. Altre volte le essenze – spesso non legate all’origine del prodotto – vengono diffuse nell’ambiente d’acquisto allo scopo di richiamare emozioni puntando su odori percepiti come familiari. Il profumo di talco, ad esempio, è spesso associato all’infanzia.
Il vantaggio legato all’utilizzo dell’olfatto è strettamente connesso alla capacità di memoria. La memoria visiva è efficace, ma nel lungo periodo tende a svanire molto più di quanto avvenga per quella olfattiva, che permane nella mente e non può essere scomposta.

Tatto

Il packaging è un elemento fondamentale per sfruttare le sensazioni dettate dal primo approccio tattile con il prodotto. Maneggiandolo percepiamo consistenza, rilievo, temperatura e ne scaturiscono sensazioni che possono avvicinarci al prodotto e renderlo desiderabile. Attraverso i packaging semichiusi si ha un’interazione più intensa con il prodotto, soprattutto quando – come nel caso dei giocattoli – l’invito a testare il prodotto è palese ed è difficile resistere alla tentazione di anticipare l’esperienza di consumo.

Gusto

Pur con i limiti legati all’implementazione e alla percezione estremamente personale dei sapori, anche il gusto può essere stimolato per suscitare reazioni emotive, non solo quando si tratta di commercializzare prodotti del settore food. Un esempio? Con lo showroom di Palmieri abbiamo dedicato un area per la degustazione della liquirizia, tipo delle terre del committente.

Esplorare insieme a big Designer nuovi modi di comunicarsi.

Creare strumenti e nuovi concetti di spazi.

Contaminare nel lancio di nuovi prodotti.

Creare un Moodboard con il rivenditore.

Realizzare progetti di co-marketing con il rivenditore.

PRIMA DI UN PROGETTO PER LO SPAZIO

PRIMA D’INTERVENIRE NELLO SPAZIO

PRIMA DI CONSULTARE UN FORNITORE 

CREATEVI UN IDEA

Un progetto di uno show room che funzioni è il risultato di un

valido progetto marketing


Connessione tra architettura della show room e il progetto Marketing


Possibilmente un progetto seguendo le regole del

neuromarketing


Il neuromarketing è una branca di riferimento della cosiddetta neuroeconomia


e indica la disciplina volta all'individuazione di canali di comunicazione più diretti ai processi decisionali d'acquisto,

mediante l'utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze.

Cervello “rettile” :


è la parte più “primitiva”, la prima che si è sviluppata durante l’evoluzione ed è quella che decide. Riceve gli input dagli altri due cervelli e controlla il processo decisionale finale.


Cervello “emotivo”:

è la parte che “sente”, che elabora i processi emotivi e le sensazioni più profonde e condivide i suoi risultati con gli altri due cervelli.


Cervello “logico”:

è la parte che, nel processo di evoluzione, si è sviluppata per ultima ed è quella che pensa, elabora dati logico- razionali e condivide le sue deduzioni con gli altri due cervelli.



Quando comunichiamo un

progetto di vendita lavora

la parte più raffinata

del nostro cervello la NEUROCORTECCIA

Cervello “logico”


Perché acquistiamo ?

Perché seguiamo la nostra parte primitiva.

Cervello “rettile”

Secondo il NEUROMARKETING

la parte razionale del nostro cervello influenza circa il 5 % della nostra decisione.

Cervello “logico”


Il restante 95 %, ovvero la parte più sommersa è la vera sede delle decisioni

Cervello “rettile”


Quindi è necessario allinearsi con  l’ascoltatore /cliente


Connessione tra architettura della show room e

il progetto Marketing

focalizzare lo studio progettuale

Sulle” 6”

caratteristiche del cervello rettile.

egocentrico, sensibile al contrasto, concreto, ricorda inizio e fine, visivo, reagisce alle emozioni.

Egocentrico: il carattere egocentrico è fortemente stimolato da un contenuto che pare rivolgersi direttamente a lui, di conseguenza lo spazio dovrà avere u'atmosfera confidenziale e accogliente creando nell'aera trattativa un ambiente caldo e famigliare con l'uso di oggettistica, quadri, giardini verticali, musica...


Sensibile al contrasto: come facilmente intuibile, la caratteristica principale  è quella di notare il contrasto e in presenza di esso tendere a prendere decisioni più velocemente e senza percezione del rischio. Occorre creare proposte di stile con contrasti di colori o materiali (finestre, porte, blindati, oscuranti, carta da parati, malta, boiserie) e creare dimensioni diverse per i campioni per dare stimoli mirati e provocatori.


Concreto, semplice: questo carattere è poco attratto dall’astrattezza, presta attenzione solo a ciò che può toccare con mano. Lo spazio deve essere tangibile, per cui sono consigliabili abbinamenti concreti e reali, per esempio porte e finestre che convivono nello stesso ambiente creando contestualizzazioni riconoscibili ed elementi che si possono toccare perchè il tatto e fondamentale. Il cliente deve osservare ma anche poter interagire.


Ricorda inizio e fine: il cervello rettile è attivo all’inizio e alla fine di un'interazione; la fase intermedia avrà rilevanza solo per la neocorteccia che però non è sede del processo decisionale. Sarà importante che l'accesso e l'uscita dalla sala mostra siano progettati e realizzati seguendo questi stimoli. Le zone di accesso e di uscita dovranno essere allestite con prodotti più empatici, contaminati con elementi materici e comunicativi attenendosi ad una severa sobrietà.


Visivo: il nervo ottico è connesso direttamente al cervello primitivo e gli trasmette le informazioni 25 volte più velocemente rispetto al nervo uditivo. Fondamentali saranno le modalità nell’esposizione del prodotto.

La configurazione di ogni serramento esposto dovrà essere sostenuta da due tipi di comunicazione: una creativa che sia predominate e una puramente tecnica. Ogni prodotto dovrà avere un supporto visivo che unisca cuore e cervello in una comunicazione tecnica ma estremamente empatica.

DUE SONO GLI OBIETTIVI CHE DOBBIAMO FAR FUNZIONARE NELLO SPAZIO DURANTE L’AZIONE DI VENDITA

Cross selling e Up-selling


Up-selling e cross selling sono un “mix letale” nel marketing, potremmo definirli come l’arte e la scienza di indurre i clienti ad acquistare prodotti complementari a quello in cui sono già interessati in quel momento.

Cross selling

applicato allo Spazio


La strategia di vendita consiste nel proporre al cliente, che ha già scelto un particolare prodotto o servizio, anche l'acquisto di altri prodotti o servizi complementari.


Quindi dovremmo creare contestualizzazioni dei prodotti coordinandoli con accessori e valorizzandoli con argomenti accattivanti.


Up-selling

applicato allo spazio


È una tecnica con la quale si incentiva il cliente all’acquisto di un prodotto di valore maggiore rispetto a quanto inizialmente richiesto.

Sarà necessario creare un format per far assaporare l'alternativa.

Alla fine si otterrà l’empatia, ovvero la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona coinvolgendo emotivamente con un messaggio in cui lo stesso è portato a immedesimarsi.

L’empatia in psicologia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona mentre nella critica d’arte e nella pubblicità, è la capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un messaggio in cui lo stesso è portato a immedesimarsi.


Nozioni di base per stabilire il corretto ordine delle vari fasi di realizzazione dello show room.


Spazio / Area.

              1. Comunicazione del punto vendita e nozioni di visual.

Tendenze dei mercati.

Gestione del progetto.

            1. Capacità di rappresentazione nello spazio.           

            2. Linguaggi della luce.

Codici e linguaggi della progettazione contemporanea.

Materiali costruttivi e rivestimenti attuali e d’avanguardia.

Spazio / Area

UBICAZIONE DEL NEGOZIO

Come individuarlo per garantire il suo successo

10 Punti fondamentali

              1. Comunicazione del punto vendita e nozioni di visual.


Visual merchandising

Strategia di commercializzazione basata su stimoli sensoriali

Raccogliere tutte le idee che si hanno in merito

    1. alla possibile ubicazione del proprio negozio

  1. Obiettivi a lungo termine

Tipologia di clientela a cui ci si rivolge

Raccolta di tutte le potenziali collocazioni       

Studiare i dati demografici di ciascuna

Ricercare presso le sedi di istituzione appropriate

    1. (comuni,  province, regioni, istat ecc..)

    2. le informazioni sugli abitanti, sull’età, il reddito

  1. Informazioni sulla concorrenza e sul traffico/movimento nella zona prescelta.

Regolamentazione urbanistica e la sua pianificazione.

Parcheggio.

Magazzino.

Visual merchandising

è l'insieme di operazioni che collocano il prodotto all'interno del punto di vendita in sintonia con le scelte del format (o strategia commerciale) e che riguardano il sistema espositivo, contestalizazzione , l'illuminazione, grafica.

Prenderemo in prestito questo termine dalla moda.

Outfit

Coordinare gli accessori e non solo

Esplorare insieme a big Designer nuovi modi di comunicarsi.

Ian Spalter:

Design di prodotti digitali

Jonathan Hoefler:

Design di caratteri tipografici

Tinker Halfield:

Design di scarpe

Ludovico "Vico" Magistretti è stato un designer, architetto e urbanista italiano

Letto Flou Tadao

Paolo Navone

Abet laminati

Armani casa

Knoll international

Alessi

Piazza Sempione

Mondo

Driade

Orizzonte

Arcade

Dada

Molteni

Natuzzi

Roche Bobois

Swarovski

Antonio Citterio  designer, architetto.

TreP

Jasper Morrison è un designer inglese.

Gira Colombo Design

Contaminare nel lancio di nuovi prodotti.

Creare strumenti e nuovi concetti di spazi.

Creare un Moodboard con il rivenditore.

POSA

VETRI

VMC